
Qualche giorno fa, ho dato l’indirizzo di questo blog al mio più caro amico che da un po’ di tempo vive lontano, forse anche troppo lontano, dall’altra parte del mondo. Dopo aver letto del mio coming out con mia madre, mi ha scritto una lettera che sarebbe riuscita pure a farmi commuovere se non fosse che mi ha messo un sorriso dentro al cuore che neanche potete immaginarvi. Eccola.
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Ciao ombra socratica,
volevo solo dirti che in questi giorni ho curiosato qui e là il tuo blog e ci tenevo a dirti che benché io sia piuttosto lontano ti sia al tempo stesso indubbiamente vicino. Vuoi perché non abbiamo mai trovato sul serio il tempo per poter parlare ultimamente, vuoi perché quando sono tornato ero più un turista che un amico, ma diciamo che non mi era perfettamente chiara la tua situazione familiare. Non so se nel blog ci siano persone che ti conoscono sul serio, e per sul serio io intendo dal vivo e nella maniera in cui ti posso conoscere io o i ragazzi, ma proprio perché io sono io, perché ti conosco e perché conosco gli altri, ci tenevo a dirti comunque una cosa che magari, anzi sicuramente, ti avranno gia’ detto.
Vedi, caro Michael, io penso che tu sia stato indubbiamente contento dell’approvazione e della felicità di tutti noi amici quando hai deciso di confidarci la tua gaytudine, come la chiami tu. Ma… Miché io lo sapevo già…! E non perché me lo avesse detto qualcuno… Non dico che lo sapessi prima di te naturalmente ma mi viene da sorridere pensando di come io lo sapessi (sicuramente) da molto prima che tu lo accettassi. L’Amicizia con la “A” maiuscola è un po’ come una relazione sentimentale. Senza che si apra bocca, si percepisce quando c’è qualcosa di strano, percepisci i cambiamenti, percepisci quasi tutto. Non dico che accada lo stesso con tutti ma per me è così, nel bene e nel male. Perché, vedi, il fatto che io sia dotato di questa natura particolarmente ricettiva porta specularmente a sentire e a provare le emozioni in maniera quasi smodata e certe volte a farsi travolgere da quest’ultime.
Io sapevo tutto questo ben prima di quando l’anno scorso mi invitasti a cena a mangiare in Via Turati. Ben prima di quando finii l’università e ben prima di quando la iniziammo insieme a Palermo. Ben prima di quando ti feci conoscere quella persona che poi ti è stata molto più vicina di me negli ultimi anni, Chiara.
Io, non so come, ma lo sapevo già quando ci incontrammo per la prima volta al Circolo e… pensa che storia! Io che non mi ricordo cosa ho mangiato a pranzo mi ricordo perfettamente di te in quel pomeriggio di un giorno di mezza estate del 1998 (sì, Shakespeare e i vecchi films mi hanno dato alla testa). Ricordo perfettamente quando eri solo soletto a guardare una partita di tennis con i jeans corti, maglietta, collana con una moneta bucata come pendente, capelli quasi perfettamente a tazza e la famosa morte del fungo sul petto!
Solo una volta io ti chiesi qualcosa del genere e mi pare che avvenne 2 anni fa più o meno. La mia era ovviamente una domanda retorica. Non hai bisogno di conferma quando sai già qualcosa. Pensavo che magari potessi essere pronto per dirmelo, ma non lo eri.
Nella tua vita sicuramente hai trascorso molto più tempo con i tuoi genitori che con me o che con qualsiasi altro amico. Quindi la domanda che ti potrebbe sorgere spontanea a questo punto è: Allora per quale cacchio di motivo i miei genitori hanno reagito in questa maniera e i miei amici in modo opposto?
Io non credo di essere la verità ma credo che il rapporto genitori-figli sia un qualcosa di unico. Per unico in questo caso intendo unitario. È come se i genitori fossero un tutt’uno con la prole. E da questo secondo me deriva la subdola negazione di quello che viene considerato diverso-sbagliato dalla società. Anche tu lo hai negato a te stesso per il medesimo motivo. Ed è chiaro di come questa sorta di fusione genitore-figlio non avvenga mai completamente. Un genitore non potrà mai essere al 100% nella mente di un figlio. Se quindi tu hai avuto la maniera di maturare la cosa, i tuoi genitori non hanno avuto questa possibilità. L’avranno notata ma non l’hanno mai inconsciamente accettata. Pensa all’assurda ipotesi di una persona che la sera va a coricarsi eterosessuale e la mattina si sveglia omosessuale. Lo so che è un’ipotesi impossibile. Ma secondo me per tanti genitori è questo quello che avviene nel momento in cui il figlio/figlia un bel giorno si presenta armato di durlindana a comunicare l’editto papale. Anzi peggio. I poveri genitori non possono nemmeno dormirci sopra e devono invece subito dirla una cosa!!! Tu invece arrivi da loro sapendo addirittura già in anticipo cosa potrebbero dire e quindi di conseguenza le tue risposte a quelle reazioni. In quel caso il discorso secondo me non è paritario. Si instaura una sorta di conversazione tra inferiore e superiore. Come disse il mio caro Pasolini è come se il discorso ti cadesse dall’alto in maniera autoritaria. È come se qualcuno ti parlasse ex cathedra (si, vabbé, il suo discorso in questo caso era rivolto al mezzo televisivo ma l’esempio secondo me un po’ calza). È come se un viddrano di campagna dovesse dire qualcosa dopo un’affermazione fatta da Einstein sulla relatività ristretta (questa invece l’ha detta il famoso guardiano del faro, cioè io).
Io, è chiaro, non sono un tutt’uno con te, non avevo bisogno di mentire a me stesso e quindi era ovvio che ti rispondessi con un “Gimme five!!!” quando ti uscirono in tempo le parole “Sono gay”. In tempo perché se quella sera ti fossi tenuto dentro quelle parole per altri 10 secondi ti sarebbe partito un embolo. Questo è successo perché non avevo l’illusione che tu fossi eterosessuale. Tecnicamente per me non lo sei mai stato e non me ne è mai importato niente. Non di te. Ma della tua sessualità. Tu non sei “il gay”. Io non sono “l’etero”. Tu sei un abitante del mondo, non sei un palermitano. Io sono un abitante del mondo non sono un perthiano. Tu non sei uno studente. Sei un uomo. Io non sono il mio lavoro. Sono un uomo. Tu sei Michele. Io sono Paolo.
Quindi se vuoi un consiglio da amico: non ci filosofeggiare più di tanto, non sentirti in colpa con te stesso perché a causa tua qualcuno sta male. Non fare la vittima! Sta a noi decidere di essere Tigro o invece Ih-Oh. Diventa quello che al momento ritieni “essere egoista” nei loro confronti. Perché non sarai egoista. Non é il momento di preoccuparsi per gli altri. È il momenti di preoccuparsi di te. L’importante è che nell’ipotesi in cui loro sentissero il bisogno di parlare con te, tu ci sia. In questo caso non sarai egoista. Egoista è chi tronca completamente i rapporti e non perdona la reazione dei propri genitori anche quando loro cercano di nuovo un dialogo.
Vivi la tua vita secondo quello che vuoi tu e non secondo gli occhi degli altri.
Il tuo amico,
Paolo
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
dev’essere una gran bella personcina, sto Paolo!
quasi quasi te l’invidio un po’
Una persona che ha capito che nella vita si è quel che si è e si deve vivere secondo la propria natura. Un ragazzo che non sta lì ad indagare nei meandri più oscuri della tua mente ma che, invece, ti guarda e ti legge la verità in faccia. E la trova persino buffa perché per lui è una cosa normale.
Insomma, una grande persona in mezzo ad un mare pieno di ipocrisia e distorsione della realtà. Grande Paolo!
Questi sono gli amici veri, quelli che vogliono solo il tuo bene e ai quali sta bene ogni singolo lato di te stesso. Bisogna circondarsi di gente così perché fanno la nostra felicità.
PS: non lo conosco e non voglio certo colorare negativamente questo commento ma questo Paolo mi sembra un tipo piuttosto singolare, uno leggermente pazzoide come piace a me! M’è venuta curiosità di farmici due risate insieme davanti ad un aperitivo! :D
Sono bellissime parole che condivido in pieno, anche da mamma.
Un genitore, parlando di teoria, può anche essere convinto che lascerà libera scelta al figlio di essere ciò che vuole essere, ma poi in pratica, si é sempre aggrappati alla speranza che il figlio si realizzi e trovi la propria strada all’interno di ciò che la società considera “normale”, “giusto”. É forse la paura della diversità a spaventare, di ritrovarsi esclusi ed isolati, di soffrire che provoca reazioni sbagliate nei genitori.
Ma il tuo amico ha ragione, vivi come sei e cerca di essere felice, lo devi a te stesso e non devi rinunciare alla tua libertà o al tuo io piú profondo per paura di far soffrire chi ti é vicino, qualunque altra strada sarebbe sbagliata.
Ti devi convincere che ciò che non è “normale” é “speciale” e tu lo sei, così come a nostro modo lo siamo tutti. E se tutti siamo speciali, allora non lo é nessuno e tutti torniamo ad essere normali, ognuno nella sua diversità. La società capirà, i tuoi genitori capiranno e tu resterai vivo e vitale nella tua verità.
Non sacrificare mai la tua felicità per chi ti vuol bene, perché loro per primi non lo vorrebbero.
Per cui calmati, respira, conta fino a 10 e riparti, che stai andando benissimo. In bocca al lupo, quindi, e tienti stretti gli amici come Paolo!
Un abbraccio Luci
che caro :) ti invidio pure io un pochino…
Non potrei essere più d’accordo con l’assunto finale. Mi ricorda molto mio cugino. Versione raffinata però. Mio cugino dimostra il suo affetto toccandomi il di dietro o dicendomi: “Frocio! Andiamo a comprare delle porcherie alla lidl?”. Roba così insomma. La tenerezza.
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che bella amicizia! e che coraggio comunque a fare outing con tua mamma! spero un giorno di trovare la forza pure io. Un abbraccio!
E’ proprio simpatico questo Paolo! Speriamo che scriva più spesso sul blog… parole molto belle, vere e profonde!
Incredibile… nessuno può chiedere di più da un’amicizia! E sono davvero felice per te che dove non sono arrivati gli altri lui sia arrivato… che sia arrivato a sapere chi sei, una cosa che sembra di una banalità scioccante quanto invece sia la più complessa delle cose. Uno solitamente si aspetta una comprensione oltre misura, principalmente dai propri genitori, ma ho scoperto mio malgrado che invece non è così. Spesso sono loro che, vorrebbero per te solo il meglio, ovvero quello che loro credono sia il meglio, non sanno chi sei e non sanno cosa vuoi. La cosa che mi intristisce maggiormente sono le loro reazioni, che non sono rivolte a te, la loro tristezza non è colpa tua, ma è solo frutto della loro consapevolezza di non essere riusciti a “farti diventare come loro”. Per questo avere con te questo amico, che, anche a chilometri di distanza, ti ama per come sei e sei sempre stato, è stupendo, ti fa sentire che qualcuno camina accanto a te, come te.
bellissime parole…davvero….