Pare quasi che il problema sia questo: “Come li dobbiamo chiamare, ricchioni, froci o gay?”. Ma non è così.
Ho sempre detestato il politicamente corretto, specie se inteso come – e probabilmente non può che essere inteso come – l’adesione formale ad un linguaggio il meno possibile offensivo e denigratorio nei confronti di altre persone, culture, religioni, etc..
Ciò che mi turba in particolare non è tanto la scelta di parole ben educate – “diversamente abile” anziché “storpio” – quanto piuttosto la possibile ipocrisia celata dietro questo bon ton linguistico. Ok, quello non è più uno storpio ma un diversamente abile, e siamo apposto così: come se la coscienza fosse tutta a un tratto sollevata dall’impegno di fare il proprio mestiere, una volta apprezzate le rassicuranti acque del politically correct. Il cambio d’abito – giocato sulla ricerca di sinonimi e neologismi – ci ha messo al riparo da critiche: siamo dalla parte dei giusti, dei più deboli, delle minoranze: in una parola, siamo democratici.
Ma l’abito, si sa, non fa il monaco. E se sei razzista, rimani tale anche se cancelli dal tuo dizionario la parola negro, o frocio o storpio. Ciò per dire che la pratica del politicamente corretto non serve a un piffero, se non c’è un moto interiore che ti spinge ad essere – come dire? – corretto per davvero.
Viene quasi istintivo allora fuggire da questa retorica del rispetto per saltare sul palcoscenico del politicamente scorretto. E qui siamo finalmente liberi, cazzo! Si dicono le cose così come le pensiamo, senza patemi, senza noie, senza riguardo. È come un ritorno alle origini, alla libertà, al diritto di parola, al non farsi troppe pippe mentali, nonché al “dai, fattela una cazzo di risata”.
E però c’è di più. Perché – si badi bene – questi maleducati del linguaggio non recuperano soltanto, come pure forse sarebbe divertente, l’uso nostalgico di un certo vocabolario. Né lamentano punto-e-basta l’ipocrisia dei politicamente corretti, invitandoli alla coerenza, a credere in ciò che predicano. No, non è un sussulto di dignità. Semmai rivendicano il piacere proibito di urlare negri, froci e terroni: la possibilità di sfondare quei tabù linguistici, costruiti ad arte dai politicamente corretti, con l’aggravio di trascinare con sé, quasi inevitabilmente, anche l’annesso retaggio ideologico (di volta in volta razzista, xenofobo o omofobo). Il più delle volte, in modo inconsapevole: “Che male c’è a sfottere un negro, facendogli fare la parte del Zì, badrone?!“.
Questa restaurazione linguistica si trasforma cioè in una involuzione della coscienza e della conoscenza: nella libertà di insultare, denigrare e infamare i deboli, le minoranze e gli indifesi, ovvero poi nella possibilità di rimettere in discussione certe questioni etiche e/o politiche di fondo. Non è più la gioia di calpestare il prato, a sfregio del cartello di divieto. Piuttosto diventa la gioia di sfregiare il prato, con la scusa che le ragioni del divieto siano del tutto trascurabili. E invece, no.
Ci sono delle ragioni che stanno dietro a quel divieto. Magari le abbiamo dimenticate o non le abbiamo mai conosciute, ma ci sono. E concludo con le parole di Piergiorgio Paterlini, autore di Ragazzi che amano ragazzi:
Ma da quando in qua tutte le opinioni sono lecite e rispettabili? Dopo l’evidenza, dopo l’errore e l’orrore, ci sono idee che il consesso civile mette fuorigioco e a volte fuorilegge per sempre. Con o senza scuse nei confronti delle vittime, ma fuori, senza ritorno. E che ci sia sempre qualche spiritosone che ci prova, non per questo si ricomincia tutto daccapo, e non ci si ritiene per questo meno democratici, anzi.
Quando qualcuno se ne esce con la faccenda che l’Olocausto non c’è mai stato, non è che ci mettiamo a discutere con lui o proviamo a convincerlo con le buone. Ne siamo indignati, offesi, scandalizzati e prendiamo provvedimenti.
Insomma, dopo un tot – ma a volte sono secoli – su alcune enormità scatta se dio vuole la moratoria. E si passa dal dibattito civile al codice civile, anzi penale. Non è che se qualcuno oggi se ne uscisse con la teoria che i negri sono bestie, Porta a porta farebbe una bella puntata bipartisan, con contraddittorio alla pari davanti al plastico della capanna dello zio Tom.
Basta, dunque, anche con le cazzate sull’omosessualità.
Già, basta.
Grazie, Michele.
Piergiorgio
Grazie a te, Piergiorgio, per le parole che hai scritto, per il lavoro che hai fatto e per quello che ancora farai.
E… anche per essere passato da questo blog :)
Michele
ma che bella gente frequenta sto blog!!!
@ michele. visto che mi diventi cool, adesso non è che ti scordi dei vecchi amichi?
Ho dovuto rileggere il mio post due volte per capire se avevo scritto qualcosa di stupido: che ne so, che magari era un “grazie” ironico? :D Piacevolmente inaspettato. :)
E comunque come potrei dimenticarmi degli ami…chi?!
Anzi… forse (ma forse!) ad Aprile sarò a Roma, quindi magari ci vedremo presto! :))
Ma che ne pensi del post? Concordi, non concordi? Pura filosofia?
che ne penso? semplice, c’hai ragione. punto.
sul tema, ti consiglio anche di buttare un occhio su quello che scrive n’altra vecchia ciavatta di bloggher che conosco da.. lasciamo stà quanti anni, sennò me sento vecchio!!
http://zainoinspalla-oscar.blogspot.com/2012/02/consigli-per-gli-amici-etero.html
PS: guai a te se quando passi da ste parti non te fai sentì, chè c’abbiamo sempre la birrettata con swann in sospeso, qua!
Bel post, e meno palloso del mio! :)
Eh, ma tu conosci un sacco di gente proprio perché è da un bel po’ che bazzichi su questa terra :D non vergognarti! ;)
P.s. Birretta sia! :)
per caso stai velatissimamente insinuando che c’ho n’età avanzata????
ah, sti giovinastri d’oggi!! nessun rispetto pella vecchiaia!!!
che tempi, che tempi….
Complimenti per il post, in cui fornisci un’analisi chiara e, senza inutili arzigogoli, infili il dito direttamente nelle piaghe più scottanti della questione! Lo stile analitico e puntuale rivela una dotazione in acume ormai poco comune nella specie umana. Soprattutto italiana, di sesso maschile ed eterosessuale…
#fabio nolli: Non vedo l’ora di abbracciarti! :D :)))
#mondocineroma: wow, non credevo di aver fatto tanto :D ;) grazie :)
e poi non è vero che mi diventi cool…
beh, un giorno potrò dire “t’ho conosciuto prima che diventassi ricco & famoso!”, vuoi mette?
Smettila Fabio! :D Ché poi la gente ci crede! E invece non sa che sono solo un imbranato principiante nonché già mezzo fallito! :D
Il tuo passaggio sul mio blog mi ha dato modo di approdare qui e sono sicura che ci passerò spesso e volentieri.
Grazie per il bel complimento implicito :) sei la benvenuta :))
passi per l’imbranato (in fondo sei giuovine, fesserie è fisiologico farne!), ma di sicuro non sei un fallito; nè mezzo, nè 1/4, nè un pezzetto!
ok?
Ok, babbo :D :)
babbo??
ussignùr, ma sei proprio un novellino allora!!
tra gay, quando uno più grande dà consigli ad un giuovine, viene definito “vecchia zia”, “zietta” e via così.
MA se OSI dirmi che sò vecchia, potrei avere una reazione tipo Madre con Jean Claude (cit. Sensualità a corte; conosci?).
ecco, già “cara zietta” sarebbe più accettabile..
Arrivo qui via Leonardo, e ti mando un applauso e un abbraccio.
Leonardo?! …ah sì! :D Ricambio l’abbraccio! :))
Concordo, per quanto riguarda il vocabolario più corretto da usare a volte basterebbe… parlarsi. Se la più importante ONLUS sull’argomento si chiama “Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti” e in campo medico si parla di “cecità” sarebbe ora di finirla di chiamarli non-vedenti, no?! Poi bisogna fare le dovute distinzioni, chi fa buona satira a volte usa le parole politicamente scorrette non per colpire i neri o gli omosessuali, ma per colpire razzisti e omofobi. Scusate sono andata OT perché il post rispecchia quello che penso, quando uno mi disse che aveva tutta la libertà di dire che i gay fanno schifo gli ho risposto che avevo tutta la libertà di mandarlo a fanc****.
morale della favola: