
Che gran scandalo! La Cassazione ha deciso con una sentenza che gli stupratori non andranno in carcere!
Peccato che la notizia sia falsa. Fino al midollo. Far passare la Cassazione come colpevole di mandare gli stupratori agli arresti domiciliari, anziché in carcere, non è solo una becera menzogna, ma anche un riuscitissimo esercizio di demagogia mediatica e politica.
Qual è la storia?
Fino a ieri chi veniva accusato di stupro, per il solo fatto di essere indagato per violenza sessuale, finiva in carcere in attesa del processo. Parliamo infatti di misure cautelari, quelle che si danno prima di stabilire se una persona è o meno colpevole, e vengono applicate solo in casi particolari, come pericolo di fuga dell’imputato, pericolo di inquinamento delle prove o pericolo di ripetizione del reato. Tra le misure cautelari, oltre al carcere, ci sono gli arresti domiciliari, l’obbligo di dimorare in un certo comune o di non andare in un certo posto, il divieto di vivere con la famiglia (per determinati reati “domestici”), ecc…
Sono misure in ogni caso durissime, non solo concretamente ma anche dal punto di vista costituzionale, perché limitano la libertà personale di un individuo non ancora processato e non ancora colpevole, ovvero di una persona che per dettato costituzionale è innocente, fino a prova contraria.
Dopo l’orrendo episodio della Caffarella del 2009, i politici sentirono così forte il peso dell’opinione pubblica da stabilire che nei casi di violenza sessuale l’indagato – non il colpevole ma, ripeto, l’indagato – dovesse finire necessariamente in carcere, senza altre possibilità.
Prima la Corte Costituzionale e poi la Cassazione hanno stabilito che questo passaggio normativo era del tutto incoerente con il resto dell’ordinamento, tale da risultare incostuzionale sotto vari aspetti.
Ma come?! – si son detti – Per un reato “gravissimo” (come l’omicidio) il giudice può decidere in via cautelare tra il carcere e gli arresti domiciliari e per un reato meno grave (come la violenza sessuale) il giudice può disporre solo il carcere? E per di più nei confronti di una persona che per dettato costituzionale invalicabile è un presunto innocente?! È un controsenso, che andava risolto e che ora è stato risolto.
E come è stato risolto? Ovviamente non come dicono certi opinionisti da salotto (che pure sono giornalisti di giudiziaria!). I giudici non hanno mica detto che gli stupratori non vanno in carcere. No! Hanno semplicemente detto che gli indagati (parliamo – lo ripeto – di persone che ancora devono subire un processo: quindi non si sa se siano o meno colpevoli!) potranno in via preventiva non solo finire in carcere ma anche – ad esempio – agli arresti domiciliari. Ovvero: così come accade per tutti i reati, il giudice avrà la possibilità di decidere, valutato il caso concreto, tra le varie opzioni. Niente di più, niente di meno.
Quindi: gli indagati per violenza sessuale potranno ancora, in via preventiva, finire in carcere. Ma soprattutto: gli stupratori – cioè quelli di cui si è accertata la colpevolezza – finiranno senza dubbio in carcere, e senza scampo. E non potrebbe essere altrimenti: la Cassazione non ha né diminuito la pena né l’ha alleggerita. I colpevoli finiscono dietro le sbarre, ieri come oggi.
Urlare quindi contro la Cassazione per una cosa che non ha fatto è proprio da ignoranti. Ma guarda caso accade mentre in Parlamento si discute della responsabilità civile dei magistrati. Semmai prendiamocela con quei politici che non sono stati in grado di costruire una legge che realizzasse i loro obiettivi. Sono loro ad aver creato una merdata giuridica, non i giudici.
Ah, quanto sono bravi a manipolarci.
P.s. la gravità di un reato si misura ovviamente non in base al sentimento popolare ma in base alle pene edittali stabilite dalla legge: per questo l’omicidio è ben più grave della violenza sessuale: perché la pena prevista è più alta.
Link correlati per informarsi:
I giudici e la verità sulla violenza di Cecilia D’Elia
Violenza di gruppo e informazione demagogica di Marco Imperato
Lo stupro di gruppo delle leggi fatto su Facebook di Antonio Rispoli
Stupro di gruppo, la Cassazione: carcere non obbligatorio di ilmessaggero.it
Stupro di gruppo, la Cassazione: “Carcere non obbligatorio al branco” di Chiara Prazzoli
Sentenza n.265 del 2010 della Corte Costituzionale


Alessandro Paesano
febbraio 7, 2012 at 8:48 am
Purtroppo Michele sbagli anche tu nel riportare questa notizia. Evidentemente hai beccato le fonti controinformative che però ci manipolano altrettanto.
Fu infatti la Corte Costituzionale, con sentenza del 2010, a stabilire che l’inasprimento delle pene per chi commette stupro (legge che ti ricordo è stata recepita molto tardi nel nostro ordinamento, prima lo stupro era reato contro la morale e non contro la persona…) era incostituzionale e riguardava IL SINGOLO STUPRATORE.
La Corte di Cassazione partendo da quella sentenza ha esteso la possibilità a disposizioni cautelative alternative al carcere ANCHE PER LO STUPRO DI GRUPPO. Nella fattispecie ha capovolto la sentenza del giudice del riesame che aveva confermato il carcere per due ragazzi accusati di stupro.
Ed ecco l’obbrobrio giuridico. Il fatto di compiere un reato in gruppo è considerato una aggravante ma NON per lo stupro. I giudici infatti hanno sentenziato che essere stuprate in gruppo è come essere stuprate più volte dalla stessa persona. Ora se sei un po’ sensibile sull’argomento (e da come argomenti nel tuo post direi di no) si cancella così l’ulteriore umiliazione di quel legame del branco degli altri che assistono e incitano e toccato e insultano mentre uno del gruppo stupra.
E poi perchè mai dieci stupratori devonomettersi in fila? Pososnoabusare del corpo della donna contemproanemanete, o anche tutti insieme…
La legge sullo stupro, prima dell’inasprimento, prevedeva che il giudice potesse decidere di sostituire il carcere con, per esempio, gli arresti domiciliari, se c’erano sono attenuanti, o se non c’erano aggravanti.
La corte di cassazione non ha considerato il gruppo un’aggravante che invece lo è anche per reati minori, come danneggiare beni o cose (se le danneggi in gruppo è un’aggravante).
Quindi da un punto di vista legale l’obbrobrio sta nell’equiparare lo stupro del singolo a quello di gruppo riconoscendo anche al gruppo le attenuanti del singolo .
E poi c’è un effetto morale, simbolico della legge che non riconosce il danno ancora più grave di più persone che stuprano CONTEMPORANEAMENTE una persona per i motivi che ho detto prima.
Io sono garantista come te, e sicuramente per riconsocere la colpevolezza bisogna aspettare il processo.
Però dimentichi che prima di confermare il carcere c’è un giudice, il GIP che controlla le prove e decide se l’accusato è solo un indiziato o le prove a suo carico sono sufficientemente probanti per mandarlo in carcere che rimane una scelta grave perchè si tee che l’accusato possa ripetere il delitto propri come il giudice del riesame aveva stabilito prima che i legali dei due stupratori facessero ricorso, vincendolo…
Ora nel caso di un danno alle donne (perchè lo stupro nel 99% dei casi riguarda le donne e non gli uomini) discettare di colpevolezza solo dopo il processo (ignorando che una indagine preliminare c’è e che nessuno in Italia va più in galera solo perchè qualcuno accusa) mi sembra, come dire, poco rispetto nei confronti delle vittime che, ti ricordo, non è l’accusato, poverino, che deve essere considerato colpevole solo dopo il processo, ma LA DONNA STUPRATA che tu nella tua arringa in difesa del presunto stupratore (considerato però sufficientemente probabile dal GIP che ha deciso di mandarlo in galera) dimentichi completamente.
E visto che in tutta questa faccenda che tu in quanto maschio è più probabile che potresti trovarti tra gli stupratori che tra le vittime trovo questo post oltre che inesatto per come riporti le notizie cinico nei confronti delle donne vittime dello stupro.
Vorrei vedere te al posto di una donna stuprata se diresti ancora che il tuo stupratore (e tu sai che è stato lui, anzi loro) non è colpevole fino al processo.
Ma perchè noi maschietti (sopratutto gay che, pure, siamo vittime dello stesso patriarcato) prendiamo sempre così poco in considerazione le donne???
Michele Darling
febbraio 7, 2012 at 11:27 am
Caro Alessandro, hai “attaccato un pippone enorme” [cit. :D] ma non è come dici tu – e peraltro scrivi diverse inesattezze, ma è parecchio normale per chi non ha studiato diritto :)
La Corte Costituzionale si occupò dei reati di violenza sessuale, atti sessuali con minorenne e induzione o sfruttamento della prostituzione minorile. La Cassazione ha estesto coerentemente il ragionamento della Corte anche al reato di violenza sessuale di gruppo.
I “reati di gruppo” non sono (mai) “reati aggravati dal fatto che si agisce in gruppo”. I reati di gruppo sono semplicemente “altri reati” rispetto alle varianti solitarie. Dal punto di vista del diritto, non è tanto un discorso di gravità, quanto in primo luogo di diversità.
La Cassazione – in nessun passaggio – dice che “essere stuprati in gruppo è come essere stuprati più volte dalla stessa persona”. È pura fantasia. Dice (insiema alla Consulta) che tutti i reati (non solo quelli a sfondo sessuale) devono essere trattati in modo uguale, in materia di misure cautelari. Non si cancella quindi nessuna “ulteriore umiliazione”.
La Cassazione non ha – come tu scrivi – riconosciuto alcuna attenuante. Le attenuanti sono proprio altra cosa.
La Cassazione non ha ribaltato alcuna sentenza: ovvero [cito] “non ha determinato alcuna conseguenza immediata sullo stato detentivo degli imputati. Essi restano in carcere fintanto che non si sarà concluso il giudizio di rinvio davanti al Tribunale del riesame di Roma, che potrebbe anche confermare la precedente valutazione di necessità della misura carceraria”.
Le due sentenze (Consulta e Cassazione) in nessun punto mancano di rispetto alle donne. Credere o affermare che manchino di rispetto è un esercizio di pura demagogia, per chi mastica il diritto (quindi per i politici), o solo un espediente dialettico poggiato sul nulla, per chi il diritto invece non lo conosce.
Io non ho fatto alcuna arringa in difesa dello stupratore (e mi offende anche un po’ che tu lo scriva, ma forse dimostra che mi sono spiegato male nel post) e il fatto che io sia maschio non c’entra un fico secco. :) Accusarmi di maschilismo o di cinismo nei confronti delle violenze subite delle donne è una tale baggianata retorica che mi limito a contrastare con un sorriso enorme :D
Alessandro Paesano
febbraio 7, 2012 at 7:24 pm
Ok Ok io di legge non ne capisco nulla, ma le cose che ti ho detto non me le sono inventate, le ho lette. Magari siamo in tanti allora a non avere capito nulla, e solo tu sai come stano davvero le cose, può darsi che sia così. Oppure io non capisco talmente nulla di legge che ho travisato completamente tutto da solo. Ancora, può darsi che sia così.
queste le mie fonti.
1) È difficile comprendere come la Corte di Cassazione abbia potuto equiparare lo stupro di gruppo allo stupro individuale, con l´argomento che il primo «presenta caratteristiche essenziali non difformi» dal secondo.
Come se si trattasse di tanti atti individuali senza collegamento tra loro, ignorando proprio il contenuto di gruppo dell´atto e le sue conseguenze per la vittima.
(http://www.senonoraquando.eu/?p=7040)
2)fa discutere la decisione della Cassazione che annulla l’ordinanza di custodia in carcere disposta dal Gip di Cassino per un romeno e un italiano accusati dello stupro di gruppo (articolo 609-octis) di una minorenne.
http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/penale/sentenzeDelGiorno/2012/02/misure-alternative-possibili-anche-per-lo-stupro-di-gruppo.html
Allora c’è stato il ribaltamento della sentenza del tribunale del riesame o no?
però mentre posso prendere lezioni da te su un argomento che non conosco bene e che ha un lessico tutto suo dove una virgola cambia il senso delle cose permettimi di dissentire da questa tua affermazione:
“Le due sentenze (Consulta e Cassazione) in nessun punto mancano di rispetto alle donne. Credere o affermare che manchino di rispetto è un esercizio di pura demagogia, per chi mastica il diritto (quindi per i politici), o solo un espediente dialettico poggiato sul nulla, per chi il diritto invece non lo conosce.”
Perchè qui non si tratta più delle complesse alchimie della giurisprudenza a me cittadino neofita non concesse di capire ma di una interpretazione nella quale tra l’altro difendi qualcosa che io non ho mai criticato (la sentenza della Consulta).
Ma che la sentenza della Cassazione abbia di fatto insultato le donne siamo in tanti a dirlo e non puoi offendere la nostra intelligenza tappandoci la bocca dandoci degli ignoranti in materia. Non mi preoccupo per me che non sono nessuno e non conto nulla, ma per tutte quelle donne, politiche, avvocate, militanti che con molta più cognizione di causa di me saprebbero contro argomentare.
Io mi fermo qui, scusami per il pippone e chiedendoti perdono se non sono all’altezza delle tue conoscenze in campo giuridico.
Da certe tue considerazioni e da un tuo certo modo di relazionarti con chi ne sa meno di te mi viene dubito che quello che conosce meno la nostra costituzione sia io….
Buona vita.
swann77
febbraio 7, 2012 at 8:33 pm
Non posso che sottoscrivere parola per parola quello che ha molto correttamente scritto Michele. Mi occupo di diritto da un pò e so per esperienza come i mass media tendano, spesso non per ignoranza ma per dolo, a prendere gli atti giudiziari e farli apparire il contrario di quel che sono.
La pronuncia che qui si commenta era una doverosa conseguenza delle precedenti e tutte servivano a render giustizia di una norma puramente emotiva, del tutto irragionevole, per altro, rispetto alle violenze sessuali.
In genere, si tratta di segnali di sfiducia da parte del legislatore nel prudente apprezzamento del giudice che, caso per caso, deve valutare l’esistenza e la portata delle ragioni cautelari che costringono a tenere un indagato/imputato in carcere piuttosto che a essere sottoposto ad altra, meno gravosa, misura cautelare.
Quanto allo scivolone sulla responsabilità civile dei giudici, si tratta di un episodio gravissimo, che però è assai difficile spiegare all’opinione pubblica, che dovrebbe riflettere un pò di più sul valore di un giudice non sottoposto alle pressioni, altrimenti inevitabili, delle parti più convincenti.
Michele Darling
febbraio 7, 2012 at 8:36 pm
@Alessandro
Neanche io mi sono inventato le cose che ho scritto :D
E per di più non sono neanche il solo a scriverle, tant’è che ho linkato nel post diversi articoli per approfondire l’argomento, che se hai voglia potrai leggere. Quindi “non sono solo io a sapere come stanno davvero le cose“. Siamo in tanti :)
1. La Cassazione ha semplicemente detto che l’interpretazione della Consulta si applica anche ai reati di gruppo. L’idea – semplicisticamente parlando – è che tutti i reati presenti nel codice penale debbono essere trattati in modo uguale dal legislatore. Che sarebbe del tutto fuori senso e discriminatorio un trattamento diverso tra indagati di reati diversi [vedi punto 2].
2. Per ribaltamento io intendo che “prima” una sentenza diceva una cosa e “poi” ne ha detta un’altra. Tu mi chiedi: “c’è stato il ribaltamento della sentenza del tribunale del riesame o no?”
La risposta è no.
Come ti ho scritto, la sentenza della Cassazione “non ha determinato alcuna conseguenza immediata sullo stato detentivo degli imputati. Essi restano in carcere fintanto che non si sarà concluso il [nuovo] giudizio di rinvio davanti al Tribunale del riesame di Roma, che potrebbe anche confermare la precedente valutazione di necessità della misura carceraria”.
Quindi gli indagati, messi in carcere dal Tribunale, rimangono in carcere. Il Tribunale dovrà valutare di nuovo il caso e, se lo ritiene, potrà ancora decidere di mantenere gli indagati dietro le sbarre – come del resto accade per tutti gli indagati di tutti gli altri reati del nostro codice penale (che, per inciso, mi appaiono altrettanto odiosi), dall’omicidio alla pedofilia, dalla tratta dei bambini alla vendita di organi, etc. etc.
Dici di non aver criticato la sentenza della Consulta ma in realtà è quello che stai facendo. La sentenza della Cassazione non è altro che un riverbero della prima.
Il fatto che siate in tanti a dirlo non vi dà ragione. Cos’è?! Se tutti dicono che la Terra è piatta… allora la Terra è piatta? E del resto siamo in tanti a dire anche il contrario. Peraltro coloro che cercano di spiegare la “non eccezionalità” della sentenza sono operatori del diritto (e non mi riferisco a me).
Io non ho alcuna intenzione di tapparti la bocca, puoi diffondere le tue idee quanto credi. Ma se vieni nel mio blog – e mi scrivi che sbaglio – io sento la necessità di risponderti. E di risponderti a dovere. Non può essere certo mia la colpa se tu ti infili in discorsi che non puoi reggere. Nulla di male, sia chiaro. In una disputa di chimica organica, neanche io potrei andare più in là di un paio di affermazioni. È normale che sia così. Ognuno sa le cose che sa: non è mica una colpa, né un demerito!
E non mi devi chiedere scusa per il fatto che non sei all’altezza delle mie conoscenze. Ma che sciocchezza è mai questa?! Tu mi hai contestato ed io ti ho risposto, ognuno con le proprie armi. O avrei dovuto dimenticare quello che so in materia di diritto per poterti dare la possibilità di insultarmi?
Perché una cosa deve essere chiara: hai scritto un pippone lunghissimo non con la curiosità di capire e di ricercare una verità (o di trovare un punto di incontro) ma con l’arroganza di chi dice: “hai sbagliato e ora ti dico come stanno le cose” per poi concludere dicendo che “difendo stupratori” e che “sono maschilista e cinico”. Vuoi che di fronte ad un commento così, io non ti risponda a tono?! Vuoi che non ti risponda dicendo: “No, sono io a dirti come stanno le cose, visto che ne so un po’ più di te”?
E anzi mi pare di essere stato parecchio morbido ed educato. Cosa avrei dovuto fare? Pigliarmi gli insulti e stare zitto?! E invece ho risposto agli insulti con un sorriso enorme e per il resto ho ribattuto che il tuo ragionamento faceva acqua perché c’erano diverse inesattezze.
Non so quindi chi conosce meno la nostra costituzione (ma poi in che senso?! che c’entra?!), ma certo ritengo di non essermi comportato male. Proprio no.
E voglio concludere con un sorriso, perché – davvero – non sento il bisogno di avere astio nei tuoi confronti, non mi interessa, e non è per bisticciare, né con te né con altri, che ho aperto un blog. Abbiamo idee diverse, nulla di male né di catastrofico :)
Michele Darling
febbraio 7, 2012 at 8:52 pm
@Swann77 Uh… ti occupi di diritto da un po’?! Che brutta cosa! :D
Sulla responsabilità dei giudici mi è parso abbastanza equilibrato questo articolo: http://www.ilpost.it/2012/02/03/responsabilita-civile-giudici/ ma in realtà non ho ancora studiato questo argomento. Ma prima o poi mi toccherà :)
swann77
febbraio 7, 2012 at 9:35 pm
Grazie del link al post sulla responsabilità civile. Ovviamente c’è del vero ma io credo che le questioni fondamentali siano oggi due.
1) Intervenire oggi su quella norma, al di fuori di una complessiva riforma della giustizia, suona come una punizione nei confronti di chi quella macchina deve mandarla avanti ogni giorno, nonostante gli impicci del legislatore
2) introdurre una forma di responsabilità diretta espone soprattutto il giudice civile al rischio di un perenne contenzioso, con grossi rischi tanto più quanto più uno dei contendenti sia un personaggio di peso. Ugualmente nel penale, rispetto ai colletti bianchi, notoriamente ben difesi.
Questi sono i due punti dolenti. Inserire surrettiziamente in un emendamento una norma così è quanto meno una grossa caduta di attenzione.