Matrimonio anche per gli omosessuali, altro che DiCo!

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Tipo che il mio amico Massimo D’Alema. se ne esce dicendo: “Il matrimonio, come previsto dalla Costituzione del nostro Paese, se non la si cambia, è l’unione fra persone di sesso diverso, finalizzata alla procreazione eccetera, fra l’uomo e la donna. Questo dice la Costituzione.”

Il mio amico M. parla liberamente, come quando io sto solo a casa e mi prendo certe libertà. Sta di fatto che almeno un paio di castronerie notevoli, il mio amico M. le ha dette. La prima, che sia necessario cambiare la Costituzione perché il matrimonio fra omosessuali possa legittimamente affermarsi anche in Italia. La seconda, che “questo dice la Costituzione“.
Come già altri hanno detto, la Costituzione in realtà non dice nulla di per sé. Come è ovvio che sia, sono le persone che fanno parlare i testi e danno a questi i significati che più ritengono ragionevoli e corretti, potendo pure cambiare idea nel tempo. Nel caso particolare della Costituzione, questo compito spetta (in larga parte) alla Corte Costituzionale. Ma il mio amico M. finge di non saperlo (perché gli fa comodo).

Cosa dice invece la Corte Costituzionale?
Quando ha avuto la possibilità di affrontare l’argomento, la Consulta non si è minimamente sognata di affermare l’incostituzionalità del matrimonio gay (anche perché non era questo l’oggetto della discussione: non avrebbe potuto dirlo neanche se lo avesse pensato). E non ha neanche affermato, come dice l’amico M., che sia necessario cambiare gli articoli della Costituzione perché gli omosessuali possano legittimamente sposarsi.

Ha detto anzi un po’ di cose sacrosante e abbastanza ragionevoli.

  • Uno, che non si può negare all’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri.
  • Due, che questo riconoscimento può avvenire tanto con l’equiparazione al matrimonio, tanto con scelte diverse, così come dimostra l’esame, anche non esaustivo, delle legislazioni dei Paesi che finora hanno riconosciuto le unioni omosessuali.
  • Tre, che di fronte alle tante possibilità che sono concesse al diritto e visto che la Corte Costituzionale non fa le leggi, spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni omosessuali.
  • Quattro, che una volta che tale riconoscimento sia avvenuto, la Corte ben potrebbe intervinire su quel testo di legge, allorché riscontri la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale (ovvero: una volta fatta la legge, è necessario che questa non sia irragionevolemente diversa dalla normativa prevista per i matrimoni eterosessuali).

Insomma, il Parlamento potrebbe benissimo legiferare a favore del matrimonio omosessuale.

Ecco, il mio amico M., prima di parlare dovrebbe informarsi meglio. Essere superficiali e impreci quando si parla dei miei diritti non è cosa carina. A meno che – come pensa qualcuno – non si voglia mandare un messaggio politico a certe persone, le stesse che appunto ripetono continuamente frasi come: il matrimonio gay è incostituzionale, è contronatura, è un attentato alla famiglia.

Quello che dice D’Alema è quindi falso. E i bravi giornalisti dovrebbero dirlo. Ma L’Unità oggi ha deciso di perseverare sulla stessa linea, titolando: “Matrimonio Gay incostituzionale, ma sui Dico si può fare di più“. No, grazie. Continuiamo, invece, a parlare di matrimonio. Perché questa è la battaglia. O dovete sempre decidere voi quello di cui noi abbiamo bisogno?
Ah, questi padri che decidono per il bene dei figli! Quando la smetterranno?

P.s. il video australiano sul matrimonio omosessuale tra persone dello stesso sesso è fantastico!

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6 pensieri su “Matrimonio anche per gli omosessuali, altro che DiCo!

  1. Giancarlo Russo

    Anzitutto, chiedo scusa per la mia intrusione ed il commento lasciato che spero non siano sgraditi.

    Non ho nulla da eccepire al discorso proposto, ma per una questione di dignità (specialmente di noi omosessuali), e non solo per mere questioni linguistico-semantiche, terrei a precisare che l’espressione “matrimonio omosessuale”, come scrivi nell’ultimo rigo, o peggio ancora “matrimonio gay” come scrive il giornalista de “l’Unità”, è qualcosa di quantomeno rivoltante.

    Ciò che si deve chiedere non è il “matrimonio omosessuale”, né il matrimonio “per gli omosessuali” (ti ricordo che gli omosessuali POSSONO sposarsi con persone di sesso opposto, ma non tra di loro, ma mi rendo conto che questo è un tecnicismo quantomeno sottile), ma il matrimonio “per le coppie omosessuali”, o “dello stesso sesso”, dove con “omosessuale” non si denota (necessariamente) l’orientamento sessuale dei contraenti, bensì SOLO l’assortimento sessuale. È la formazione sociale che si va a tutelare, non la (presunta, nonché irrilevante) omosessualità di (almeno) uno dei contraenti.

    Trovo che riflessioni di questo tipo, lungi dall’essere solo sottigliezze e/o particolari “passabili”, siano certamente proficue specialmente per noi che soffriamo un – indiscutibile – ammanco di diritti e che dobbiamo portare avanti una (democratica e civile) lotta sociale che riconosca come socialmente valida ed utile la nostra affettività in ambito di coppia.

    Nell’attesa di una tua risposta, ti auguro una serena serata.

    Giancarlo R.

    Risposta
  2. Michele Darling Autore articolo

    Ciao Giancarlo,
    non c’è bisogno di chiedere scusa, lasciare un commento su un blog non è mica un reato! :) Magari se avessi usato un tono meno duro sarebbe stato più piacevole leggerlo, ma poco m’importa. :)

    Comprendo le tue parole e certamente sono d’accordo con te. L’espressione semplificatrice “matrimonio omosessuale” non è corretta, al pari di “matrimono gay”, quindi correggo subito quell’inciso nel post.

    È anche vero – e questa è la mia scusa – che ho battuto sulla tastiera “matrimonio omosessuale” in un post scriptum inserito all’ultimo secondo e fatto di fretta. E le cose fatte di fretta spesso sono sbagliate (ma è altrattanto vero che in altre occasioni ho usato questa stessa espressione pur avendo il tempo di soppesare le parole).

    È chiaro che quando ho usato quella espressione intendevo riferirmi al matrimonio tra persone dello stesso sesso – lo so bene, visto che studio Giurisprudenza. Ma piuttosto che giustificarmi e incaponirmi sulla legittimità di questa mia semplificazione (che andrebbe a tutto vantaggio dei giornalisti ignoranti, ponendomi nella loro stessa barca) preferisco fare mea culpa e ringraziarti per la segnalazione. :)

    A presto,
    Michele

    Risposta
  3. Giancarlo Russo

    Sai perché sono stato “duro”? Non certo perché io mi senta “superiore” e/o ami fare il maestrino della situazione, però, siccome siamo noi a subire delle discriminazioni (che, più passo il tempo, mi appaiono inspiegabili ed assurde), dobbiamo essere noi, con calma, ad educare e, anzi, ad “istruire” il popolo a riflettere su queste questioni. Se, poi, noi stessi non siamo precisi nel puntualizzare cose elementari come quelle, mai potremo sperare che in questo Paese qualcosa cambi. Perché, ricordiamolo sempre: le minoranze si affermano solo quando la maggioranza si batte per esse; pertanto, è compito nostro proporci nel modo più limpido e corretto.

    Se sono risultato “duro”, me ne scuso, le mie intenzioni, evidentemente, erano tutt’altre.

    Risposta
    1. Michele Darling Autore articolo

      Capisco e condivido la rabbia e il ragionamento. Ma si può puntualizzare anche con un sorriso, tutto qui :)
      Ero certo che le tue intenzioni non fossero quelle, don’t worry :))

      Sei il benvenuto,
      Michele

      Risposta
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