Sì, certo che si può scendere a patti con i razzisti. È sufficiente ad esempio considerare certe affermazioni razziste come delle “cadute di stile” o come “battute infelici” e – ualà – l’imbarazzo passa.
Pensiamo – chessò – alla Bindi, che dice: «Il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare. [...] Non sarei mai favorevole al riconoscimento del matrimonio fra omosessuali: non si possono creare in laboratorio dei disadattati. È meglio che un bambino cresca in Africa». (fonte Wikipedia)
Qualcuno potrebbe pensare che, dai… la Bindi non è omofoba, ha pure fatto i DiCo.
Posto che i Dico non li ha fatti, perché se ricordo bene quella proposta di legge è andata a farsi benedire, qualcuno potrebbe arrivare pure a sostenere che vabbè, la Bindi alla fine è più dalla nostra parte, rispetto a un Borghezio, ad esempio.
Non so voi, ma quando un omosessuale la pensa così mi fa cadere le braccia – e secondo me significa pure che forse forse ha dei seri problemi di autostima. Diversamente come potresti tutto sommato accettare certe dichiarazioni?
Come fai a non urlare quando qualcuno dichiara che il nostro desiderio di paternità/maternità è una bubbola? Che i nostri figli saranno dei disadattati? Che non meritiamo diritti pieni e tondi come il resto dei cittadini (rif. per es. matrimonio) e che al massimo possiamo accontentarci dei DiCo, scendendo a patti con i cattolici?
Perché, poi, il peccato originale – se così possiamo chiamarlo – sta tutto lì: che si possa mediare sui nostri diritti.
Come se – chessò – si dicesse che chi ha il colore della pelle nera non può allevare dei figli e non può sposarsi. Come chiameresti una persona del genere? Io – senza remore – la chiamo razzista.
Il problema è che qualcuno ancora crede che noi siamo “da meno”. Perché se un politico affermasse qualcosa di discriminatorio in ragione del colore della pelle, allora nessuno avrebbe dubbi: “è un razzista!”. Ma se si parla di orientamento sessuale, beh… “non è proprio razzista”, quasi che ci fossero delle ragioni fondate per discriminare. Dispiace poi che fra gli stessi omosessuali ci sia chi la pensa proprio così. Forse si sentono già in torto e credono di non meritare un rispetto maggiore di quello a loro elemosinato dalla Bindi.