“Io non ho nulla contro i gay ma sono contraria a quella inutile e dannosa ostentazione che va contro gli stessi interessi dei gay”, Iva Zanicchi (che prende spunto dal Gay pride).
Uno. Smettiamola con la storia che il Gay Pride sia solo culi e tette. Mica è il Bunga bunga o una succursale di StudioAperto (o del Tg1 o del Tg5 o delle pubblicità all’ora di pranzo). No, il Gay Pride è tanto altro e molto di più, basterebbe parlare con le persone che ci vanno, per saperlo.
Due. Qui c’è in gioco il modo d’essere delle persone. A ben vedere, si parla d’identità. E dire che non si ha nulla contro i gay per poi contestarne l’identità (o il suo manifestarsi) è un toccante esercizio di paraculismo razzista. Iva, fuck you.
Tre. Ostentare la propria omosessualità, cioè essere sé stessi, non “va contro” ma è esattamente l’interesse dei gay, proprio perché d’identità si tratta. È quello che chiediamo: di essere accettati così come siamo. E questo passaggio si può fare solo senza compromessi. Pensare che esistono gay giusti e gay sbagliati è solo un altro modo per dire che i gay non esistono (o che non devono esistere).
Quattro. Il ragionamento dell’ostentazione fa presa anche nell’ambiente omosessuale (l’ho pensato anche io per molto tempo, ahimé). Per almeno due ragioni.
1. Se esistono gay giusti e gay sbagliati, c’è la possibilità che io sia fra quelli giusti. Quindi se mi comporto bene, la società mi accetterà! Certo, lo farà a scapito della mia libertà d’essere e ghettizzando gli altri gay, quelli brutti. Ma che importa? Io sono salvo!
2. Ostentare la propria omosessualità significa banalmente affermarsi e meno banalmente lottare, discutere, litigare, soffrire, essere picchiati, talvolta morire. Insomma, una vera faticaccia! Meglio essere gay… normali.
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Tipo che anche il mio amico P. se ne esce dicendo:
Io non ho nulla contro i gay però mi dà fastidio il fatto che alcuni ostentino questo loro modo d’essere.
Come se gli eterosessuali non ostentassero continuamente la loro sessualità o “il loro modo d’essere”! Guardate per esempio l’attore Louis Garrel.
Sprizza eterosessualità da tutti i pori!
Ed io forse mi arrabbio per questo? Certo che no!
Mi dà forse fastidio? Ma no! Perché mai?
Me ne dispiaccio? Parecchio. Ma non me la prendo mica sul personale se è eterosessuale.
Inizio a seguirti oggi e mi piace molto il tuo modo di essere sincero ed irriverente allo stesso tempo. Mi permetto di dire la mia… sono gay, senza alcuna via di mezzo o distinzione tra buoni e cattivi. E ammetto, ahimè, che la cosa non sempre mi ha reso le cose “facili”. Ho anche un’educazione e un modo di vedere il mondo, indipendentemente dalla mia sessualità e, ahimè, anche questo mi è stato spesso di ostacolo.
personalmente, non esistono gay giusti e gay sbagliati. Esistono PERSONE giuste e persone sbagliate. È un fatto trasversale. Ma a mio modesto parere certe forme di “circo” (e non parlo di ostentazione) penalizzano l’ intera comunità lGbt. Ti faccio un esempio banale: perché, tra etero, se voglio trovare del sesso facile ed immediato vado in locali per scambisti mentre non ho ancora trovato una discoteca gay priva di dark?!?! È evidente che le 2 cose vanno a braccetto… ma a me, che vado li per ballare, può anche un filino infastidire. Ciò che voglio dire è che spesso sono i gay stessi che si “ghettizzano” in locali esclusivi o tra loro. E non credo sia la strada giusta per l’accettazione.
Felice di averti fra i lettori, anche io mi sono da poco imbattuto piacevolmente nel tuo blog :)
Siamo in un certo senso d’accordo e su altre cose forse – e ripeto forse – un po’ meno. Io non sono un discotecaro, un tempo lo ero ma oggi non più. E premetto pure che sono “nuovo” del giro, perché sto ancora dentro la fase dei coming out – un passo alla volta verso la libertà! :D
Sono stato solo una volta in una discoteca gaia, un mesetto fa, e non c’era alcuna dark room. Devo essere onesto, la cosa mi ha fatto alquanto piacere perché temo un po’ quegli ambienti, non conoscendoli. Io penso che il connubio discoteche-darkroom non debba essere necessario: ovvero dovrebbe esserci più alternativa sul mercato. Ovviamente non mi sognerei mai di dire “chiudete le discoteche con le dark room!” (e forse questo non lo diresti neanche tu), perché non c’è nulla di sbagliato, secondo me, in una dark room.
Forse il mondo gaio è ancora troppo piccolo per diversificare l’offerta?
Ipotizzo cioè che gli etero hanno potuto (e dovuto) negli anni creare luoghi diversi per fare cose diverse, mentre noi – che siamo (ancora) una piccola comunità – siamo costretti a concentrare tutto in unico spazio? Non so… Questo non sarebbe comunque un buon motivo per “andare contro” le dark (ma credo che neanche tu pensi questo, poi non so…).
Sulla ghettizazzione, ti riferisci al fatto che esistono discoteche per soli gay & Co.? Su questo, non sarei d’accordo. Da sempre esistono luoghi dedicati a certe “comunità” piuttosto che ad altre e nessuno ha mai detto loro che si ghettizzano. Non vedo perché questo problema dovrebbe porsi nei confronti dei gay & Co…
Per quanto riguarda l’accettazione, il mondo dovrebbe imparare ad accettarci tutti, sia chi va in dark sia chi preferisce, come me, passare una serata in un pub a chiacchierare. Sia chi si veste coi lustrini, sia chi indossa una maglietta a caso comprata al mercato. Certo, è più difficile “fare accettare agli altri le dark o i lustrini”, ma chi cerca “solo” sesso o chi ama vestirsi in modo appariscente merita lo stesso tipo di rispetto che merito io, anche se “io e lui” siamo diversi.
Chiedere a queste persone di conformarsi ad uno stile di vita più accettabile sarebbe come chiedere a me di conformarmi ad uno stile di vita più etero. E così come non lo posso accettare per me, non può valere anche per loro. Non so se mi spiego :D
Cavolo che risposta lunga!! :D Perdono! :) Sia chiaro, questo è solo il mio punto di vista – peraltro non “immutabile” :)
Mi piace molto questo scambio di pareri – opinioni sul tema. E ribadisco il piacere delle tue letture, quale momento di confronto che non fa mai male a nessuno (e, come giustamente sottolinei tu, è sempre di stimolo per “mutare” il proprio punto di vista).
A parte questa premessa, mi trovi pienamente d’accordo con le tue affermazioni. Nel mio commento avrei voluto dilungarmi di più per spiegare meglio il mio punto di vista ma non volevo rendermi pedante.
Non sono nemmeno io un discotecaro, ma ammetto che a volte sono “costretto” ad andarci anche per seguire gli amici.
A dire il vero non sono nemmeno un gran “festaiolo” e non disdegno qualche serata in casa a rilassarmi. Probabilmente il mio modo di pensare nasce anche dalle esperienze vissute (e qui si aprirebbe un mondo parallelo…). Ma per necessità di sintesi, mi limito a dire che, dopo anni di fidanzamento, per me è stato un “trauma” rigettarmi nella mischia. Io e lui ci completavamo a vicenda, avevamo il nostro “guscio” e tutto il resto era ben poco importante. Massimo rispetto per tutti, poi ognuno è libero di gestire come crede la propria esistenza. Ma dopo la fine di questo rapporto (per la distanza e per altre cause “esterne” al rapporto in sè) mi sono ritrovato in un ambiente che non riconoscevo più. Un proliferare di locali, una emancipazione (passami il termine) anche troppo evidente per i miei gusti, una superficialità (e, se leggi il mio blog penso che traspaia abbondantemente) che non ha eguali. E mi sono detto: “E’ questo il frutto di lotte intestine, di battaglie sofferte per rivendicare diritti al pari di chiunque altro?!?!”, “è questo che la comunità lgbt si aspettava?!?!”. E poi parli, ti confronti con le persone, e parlando ti rendi conto di quanto scarso sia l’interesse della maggior parte dei gay verso questi temi. Di quanto sia più importante l’apparenza che non la sostanza. Ed è normale sentirsi un pesce fuor d’acqua, ed anche un filino di rammarico e rabbia nei confronti di certe persone che, a mio avviso, hanno un’idea distorta della realtà.
Non sono contro le darkroom, sono contro quei ragazzi gay che aspettano il sabato sera per andare in darkroom, che durante la settimana vivono (non perchè sono obbligati ma perchè fa loro comodo) come finti etero e aspettano il weekend per diventare “gay” andando per locali, e incontrando persone in maniera occasionale.
Credimi, in 3 anni ho conosciuto tantissima gente ma ben pochi che la pensassero in molto diverso.
Credo, quindi, che l’idea di ghettizzazione non sia riferita ai locali in sé, ma ad uno status mentale. Perché chi si sente “gay” solo nel weekend e/o solo se si trova in certi contesti, per me, si crea delle costrizioni mentali, delle forme di ghettizzazione.
Se una minima parte del tempo fosse speso per rivendicare seriamente diritti e pretese, forse vivremo in maniera migliore. E contribuiremo ad “educare” la società su questi temi, ancora tabù in Italia.
Mia madre era spaventata dal mio coming-out, ma quando mi ha visto sereno con la persona che amavo, ci ha spalancato le porte (di casa e del suo cuore) e così pure ha fatto la madre del mio ex, nonostante abbia una educazione più rigida e “bigotta”.
Le persone si creano un’idea in base a quello che vedono; e se, a causa anche dei media, vedono solo lustrini e paillettes, l’immagine che rimarrà loro stampata in testa sarà esattamente questa.
Sono per la massima espressione del pensiero e della personalità di ognuno, rispetto anche chi decide, in autonomia, di fare utilizzo di sostanze, nella consapevolezza o meno che questo possa nuocere alla loro salute.
Detesto, invece, che la mia vita, la mia personalità, il mio modo di esprimermi possano essere condizionati da scelte altrui.
Spero di non averti stancato :) e di sapere le tue opinioni a riguardo.
Un abbraccio.
Strapiace anche a me questo dialogo, anche se stiamo scrivendo la Divina Commedia, per la lunghezza dei commenti :D Mettiamola così, non siamo pedanti ma “esprimiamo in maniera articolata e argomentata le nostre idee”… che fa anche più figo :D E poi questo blog lo frequentano in pochissimi quindi si può “imbrattare” senza problemi :)
Non c’è parola delle tue che io non condivida e anzi potrebbero perfino uscire dalle mie labbra. Il mio pensiero è che debbano esserci alternative valide per tutti. Il fatto che ci siano modelli e stili di vita che non mi piacciono – nel senso che non mi appartengono – non mi porta a pensare che non debbano esserci (come credo di aver capito dici pure tu). Banalmente, io non sono il tipo che andrebbe a scopare in una dark, ma che qualcuno lo faccia non è per me un problema, nella misura in cui vuole farlo ed è consapevole dei rischi (in pratica quello che hai detto tu sugli stupefacenti).
Anche io però percepisco che mancano luoghi diversi, più consoni ai miei modelli di divertimento, di socialità (e deduco che in questi anni sia mancato l’impegno per diversificare il “nostro” mondo). E penso sia savvero un paradosso per noi, che “lottiamo per le diversità”. Ne parlavo con un mio amico – che sta dentro un associazione omosessuale politica e che fa anche parte, più o meno, di ArciGay. E dicevamo proprio questo: sembra che esista un solo modo di stare al mondo per i gay e anche le associazioni – come ArciGay e le sue tessere e i suoi locali – fanno poco per diversificare gli stili di vita. Lo dicevamo ragionando sulle lesbiche: perché una ragazza lesbica “probabilmente” ha poco a che fare con un ambiente come le dark room. Se una grande associazione ha deciso di operare (o è stata costretta ad operare) attraverso il connubio tesseramento-locali commericali, avrebbe anche dovuto avere la sensibilità di incentivare la presenza/costruzione di luoghi “diversi”. Ma così non è stato (ancora).
Banalmente, è vero che i gay sono diversi dagli etero ma è altrettanto vero che la diversità esiste fra di noi e tutte insieme vanno tutelate/promosse/raccontate. Mi pare di capire che la pensiamo in modo pressoché uguale. :) Anche sulle forme di ghettizzazione sono pienamente d’accordo con la tua idea (avevo capito male io).
Sempre parlando con quel mio amico, sono rimasto sorpreso di quanta poca gente frequenti le associazioni o luoghi simili. Figurati che gli ho chiesto: “Ma scusa dove sono tutti quelli che erano in discoteca l’altra sera? Perché non sono qui a parlare e discutere?”. Giuro che io credevo fosse “ovvio” ritrovarli lì a discutere “di diritti e di battaglie”. Il mio amico mi ha sorriso dicendo bonariamente “sei un ingenuo”. :) Probabilmente è così, devo ancora conoscerlo, questo mondo.
Scrivi: “detesto, invece, che la mia vita, la mia personalità, il mio modo di esprimermi possano essere condizionati da scelte altrui”. Lo penso anche io e forse oggi i tempi sono maturi per far sì che “anche noi” che siamo diversi fra diversi rivendichiamo un po’ di voce in capitolo. Non certo per escludere o fare la morale, ma per aggiungere nuovi modelli, nuovi punti di vista, altrettanto legittimi. È un po’ quello che scriveva un altro utente, qui sul mio blog, sulla omogenitorialità: “il gap apparente è che per le persone gay non c’è una cultura formata da lungo tempo, che accompagni in questo passaggio vitale” ma non significa che questa “cultura” non si possa iniziare a costruire, anzi “tu insieme anche ad altri più grandi di te, la state [già] formando [...]“.
È quindi arrivato il “nostro tempo”? :) Secondo me, sì… ma, sia chiaro, io lo farei (lo farò) solo “per” e non “contro” uno stile di vita.
Anche io spero di non averti stancato (ahahahah) :D
Un saluto, un abbraccio e un buon pranzo! :)
Michele
diciamo che io sono d’accordo con il fatto che se vogliamo farci rispettare e avere una giusta considerazione di noi, dovremmo smetterla con quella pagliacciata del gay pride con parrucche e i classici stereotipi che gli eterosessuali ignoranti hanno su di noi. Invece bisogna fare un bel gay pride ma una MANIFESTAZIONE SERIA, in cui dimostriamo quello che siamo, che siamo persone normali, che hanno delle idee e che sappiamo batterci per i nostri diritti! le ali, le pailettes e altre “frociate” lasciamole nelle disco.. DIAMO UN IMMAGINE GIUSTA DELLA NOSTRA REALTA’
premessa: vado ai pride dal lontano 1998, quando eravamo davvero 4 gatti spelacchiati a sfilare.
Visto che lo consideri una carnevalata, ho la leggera sensazione che tu non ci sia mai stato, per cui ti faccio notare che lì in mezzo 8 su 10 ci vengono in jeans & maglietta (anche perchè è impensabile farsi coi tacchi a spillo una scarpinata così lunga qual è il percorso che facciamo a Roma..). Se ti vai a cercare le photogallery SERIE dei vari pride, avrai le prove di quanto affermo.
Peccato però che giornali & tg si son sempre divertiti a far vedere solo la parte più colorata & folle del baraccone.
Cmq non dimenticarti che lì in mezzo ci DEVE essere posto per tutti i tipi di diversità: se volessi sfilare vestito come Carmen Miranda, devo essere libero di farlo: come chiedo libertà & rispetto per me stesso, devo anche dare agli altri la possibilità di esprimersi come meglio credono!
Cosa sono questi razzismi tra “diversi”?
Anche io la penso come Fabio, il Pride è di tutti e di tutte le diversità :) Peraltro non credo che gli omofobi ci rispettano di meno perché qualcuno va al Pride senza maglietta e poi i Pride sono già una cosa seria: a Palermo ad esempio ci sono un’infinità di iniziative culturali che la città sembra risorgere dall’abisso che un po’ la contraddistingue. Per il resto, il corteo è una festa… e si va alle feste anche per divertirsi. :))
Ci sono due bei video dei Pride a Palermo (2010 e 2011 …e in pratica sono tutti “jeans e maglietta”):
:)